Long Range Italia a.s.d.

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ADDIO CATALOGO NAZIONALE DELLE ARMI COMUNI DA SPARO

 

Cari amici, il sogno comune a molti appassionati di armi si è finalmente avverato: il Catalogo Nazionale delle armi comuni da sparo, introdotto nel nostro ordinamento dalla legge 110 del 1975, è stato abolito.

Nell’ultimo atto del governo Berlusconi, ovvero la c.d. “Legge di Stabilità 2012”, votata dalla Camera dei Deputati sabato 12 novembre, nel pacchetto di disposizioni mirate a snellire la burocrazia per rilanciare lo sviluppo industriale del nostro Paese, è contenuto un comma con il quale si dice, in maniera lapidaria e sbrigativa: “l’art. 7 della legge n. 110 del 1975 è abrogato”.

La disposizione di legge abrogata è proprio quella che aveva istituito, 36 anni fa, il catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

Nel momento in cui questo articolo viene scritto, il testo integrale della legge non è ancora disponibile sui siti istituzionali di Camera e Senato, per cui non ci è dato sapere se la disposizione che stiamo commentando entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio 2012, oppure se fa parte di quelle previsioni immediatamente esecutive; unica cosa certa è che il mostro giuridico con il quale fabbricanti, importatori e semplici appassionati avevano, tra mille difficoltà burocratiche, imparato a convivere, non turberà più i loro sonni.

Ma ora, cosa succederà ? La domanda è d’obbligo se pensiamo a quante norme, direttamente o indirettamente, erano strettamente collegate a questo istituto giuridico.

Facciamo qualche semplice esempio; ogni titolare di idoneo titolo di acquisto può acquistare e detenere 6 armi classificate sportive. Chi stabiliva la “sportività” di un’arma, ovvero, la rendeva pubblica e conoscibile a tutti, era proprio il catalogo. Ora che non ci saranno più armi classificate sportive, quante se ne potranno detenere? Oppure, chi voleva importare un’arma, doveva, nell’istanza, indicare il suo numero di catalogo. Non esistendo più tale indicazione, ognuno sarà autorizzato ad importare ciò che vuole o, invece, nelle more di nuove disposizioni, gli uffici di P.S. preposti penseranno bene di non rilasciare più autorizzazioni al trasferimento o licenze di importazione, visto che nessuno ha previsto di abrogare la norma che impone di importare solo armi già iscritte nel Catalogo? E ancora, fino a sabato era il catalogo a stabilire quanti colpi potesse contenere il caricatore di un’arma. Ora ognuno sarà libero di usare il caricatore della capienza che vuole? E per la caccia con le armi a canna rigata, quanti colpi si potranno usare, visto che l’art. 13 della legge 157 del 1992 non lo stabilisce espressamente, ma ci si limitava semplicemente ad applicare quanto previsto dal catalogo? Le armi introdotte sul mercato a partire dall’entrata in vigore di questa legge non avranno più l’obbligo di rispettare le limitazioni che erano imposte dal catalogo. E tutte quelle simili sulle quali però il catalogo è riportato, dovranno per sempre rimanere conformi a quello che il catalogo aveva previsto o potranno essere modificate liberamente, ovviamente mantenendole sempre armi comuni (mi riferisco a modifiche “lecite”, quali ad esempio montare una canna più lunga o più corta, applicare un freno di bocca, sostituire un gruppo scatto bigrillo con uno monogrillo, accorciare la calciatura o altre cose di questo tipo) ? Ed ancora, se le caratteristiche tecniche e dimensionali di un’arma a canna rigata non saranno più contenute in un provvedimento amministrativo, come si potrà dare applicazione a quanto previsto dall’art. 3 della legge 110/75, ovvero stabilire se un’arma è stata oggetto di alterazione? Implicitamente viene a decadere quel comma dell’art. 23 della legge 110/75 che definisce clandestine le armi comuni non iscritte nel Catalogo.

Staremo a vedere cosa succederà. A mio avviso dovrà essere il Ministero dell’Interno a colmare tutti i vuoti normativi che si sono aperti con l’eliminazione del catalogo, emanando Decreti o circolari che chiariscano le idee agli addetti ai lavori ed agli appassionati, sempre che, nel frattempo, non sia il nuovo governo ad adottare i provvedimenti normativi necessari.

Chi trarrà dei vantaggi da questa decisione del Governo? Essa potrà veramente rilanciare la produzione industriale?

Per i produttori nazionali, effettivamente, non avere più il vincolo del catalogo rappresenterà un notevole vantaggio in termini di flessibilità industriale e capacità di rispondere rapidamente alle tendenze del mercato. Il Catalogo, nei suoi lunghi anni di vigenza ha costituito un serio ostacolo alla capacità delle nostre aziende di seguire con il necessario tempismo le mode del mercato.

Infatti, se il mercato internazionale manifestava un’improvvisa “simpatia” per un nuovo calibro o per una diversa lunghezza di canna, o tipologia di gruppo scatto, nonché tipo e forma degli accessori di volata, le aziende estere erano subito pronte ad assecondare le esigenze dei consumatori producendo quanto richiesto, mentre quelle italiane dovevano attendere di ottenere la catalogazione dell’arma prima di poterla esportare. Questa giungeva mediamente dopo un anno, quando magari, ormai, la moda era terminata o la domanda era stata quasi completamente soddisfatta. Ora l’industria italiana potrà affrontare la concorrenza straniera in condizioni di parità, e questo non potrà che avere ricadute positive sulla produzione. Certo, non dobbiamo attenderci miracoli; non potrà essere solo questo aspetto a far ripartire alla grande un settore in forte crisi come quello armiero. Se l’economia mondiale è in crisi ed i consumi, specie negli USA, non riprendono slancio, l’abolizione del catalogo potrà ben poco, ma in momenti bui come quello che stiamo vivendo anche quel poco è utile. E quando la crisi finirà (perchè tutti ci auguriamo che il grave momento di recessione economica che il mondo occidentale sta attraversando abbia presto termine), senza il catalogo le nostre industrie saranno pronte ad aggredire i mercati mondiali.

Anche chi si occupa professionalmente dell’importazione di armi trarrà qualche beneficio dall’abolizione del Catalogo.

Tutte le procedure per importare nuove armi potranno essere più snelle e si potranno far giungere sul mercato i nuovi modelli appena essi vengono presentati.

Il vantaggio è indubbio per tutti gli appassionati di armi storiche o rare; fino a ieri era difficile andare ad acquistare l’ambito pezzo che mancava alla nostra collezione in un’asta o da un collezionista all’estero, perché se questo non era catalogato in Italia, il venditore avrebbe dovuto avere la pazienza di attendere molti mesi prima di consegnarci l’acquisto effettuato, e questo pochi erano disposti a farlo, specie le case d’asta. Domani, chi troverà un pezzo interessante da acquistare all’estero potrà immediatamente acquistarlo e farselo spedire.

Per chi commercialmente importa armi non saranno tutte “rose e fiori” le novità. Se è vero, infatti, che si potranno ridurre molte spese burocratiche e tempi tecnici, è anche pur vero che prima o poi qualche fabbricante europeo provvederà ad immettere direttamente sul mercato italiano le sue armi (come già avviene all’estero), perché non avrà più bisogno di un rappresentante che cataloghi le sue armi.

Questo potrà anche significare un calmieramento dei prezzi delle armi. Chiunque sia appassionato di armi ed abbia navigato su internet, ha potuto notare che all’estero i prezzi delle armi sono un po’ più bassi che da noi. Fino a ieri questa differenza di prezzo veniva giustificata con i costi burocratici che in Italia un importatore deve affrontare e che all’estero non hanno. Possiamo augurarci, quindi, che anche da noi il prezzo delle armi si livelli presto su quelli praticati nel resto d’Europa.

Ma i vantaggi reali per noi sportivi quali saranno?

In pratica non moltissimi, ma certamente utili. Anche da noi, come già avviene all’estero, le carabine da tiro potranno avere vita più lunga. Una pratica diffusa tra i tiratori di arma lunga di tutto il mondo, è quella di far accorciare leggermente la canna delle carabine dopo un certo numero di colpi sparati. La precisione di una canna dipende molto anche dalla perfetta forma della volata. In un’arma che ha sparato migliaia di colpi la volata potrebbe essersi leggermente usurata, e ciò compromette gravemente la possibilità della canna di stabilizzare il proiettile. Tagliando la volata di qualche cm, sarà possibile restituire all’arma una volata perfetta e, quindi, recuperare buona parte della precisione perduta a causa dell’usura.

Altro aspetto positivo potrà essere rappresentato dal fatto di poter, come vi avevo accennato sopra, modificare alcuni particolari della propria arma senza rischiare di trasformarla in un’arma clandestina o alterata. Per chi si dedica al tiro sportivo ed è sempre alla ricerca della soluzione tecnica migliore per incrementare le prestazioni del proprio attrezzo sportivo, sarà l’occasione per dare sfogo al proprio estro di “customizzatore”.

La mancanza di un punto di riferimento in un mondo complesso come quello delle armi, quale è stato per anni il catalogo nazionale, potrà essere vissuta come un problema, invece, in molti uffici di polizia. Sapere che un’arma era iscritta nel catalogo costituiva la certezza che essa fosse da considerarsi comune. Ora che il catalogo non c’è più, esso dovrà essere sostituito, come accade nel resto d’Europa, da criteri generali di classificazione che consentano l’inserimento di ogni arma all’interno di una categoria di appartenenza. Questi criteri, tuttavia, non potranno che fondarsi sui requisiti tecnici di ogni singola arma.

Ciò significa che ogni valutazione dovrà essere affidata alla competenza tecnica del singolo operatore chiamato a darla o accertarla in sede di controllo; in sostanza, negli uffici preposti dovrà esservi necessariamente maggiore professionalità dal punto di vista strettamente tecnico rispetto a quanta ve ne sia oggi.

Ad ogni modo, da oggi si apre una nuova epoca per tutti noi che, a qualsiasi titolo, viviamo nel mondo delle armi e solo il tempo potrà dirci se sarà effettivamente migliore di quella che l’ha preceduta.