Long Range Italia a.s.d.

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ELABORIAMO IN CASA IL NOSTRO M 16

Le armi nate sulla collaudatissima piattaforma M16 sono quelle sicuramente più diffuse sul mercato militare, ma anche le più amate ed ammirate e, quindi, vendute in ambito civile.

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M 16-A1 Militare

Come sapete, da quest’anno anche nel nostro campionato di “Five at 200” abbiamo cominciato ad usare le carabine semiautomatiche, nella neonata categoria O.S.A. (Open Semi Auto).

Ma nonostante in molti possiedano nel loro armadio blindato un clone M16, sono pochissimi quelli che hanno l’ardire di portarli in gara, temendo una loro scarsa competitività.

Si tratta di una paura infondata, visto quello che è stato finora capace di fare lo SMITH & WESSON MP 15 che, grazie al supporto della Bignami, sin dalla prima gara della stagione è presente, a disposizione di chiunque lo voglia provare, sulle linee di tiro delle nostre gare, vincendo 3 delle prime 4 gare disputate, con rosate di tutto rispetto per questo genere di armi (solo la seconda gara stagionale è stata vinta da un Colt AR 15 H-Bar, quindi, in sostanza, sempre un clone M16).

SMITH & WESSON MP 15

SMITH & WESSON MP 15

Negli USA, dove l’uso degli M16 e derivati è molto diffuso nelle gare di precisione, il ½ MOA è considerato il loro limite, ma parliamo di armi molto ben elaborate.

Quindi, se con un’arma strettamente di serie si può scendere sotto il limite del M.O.A., vuol dire che anche con semplici migliorie si può rendere il proprio M16 una performante macchina da tiro.

Io mi sono voluto cimentare nell’elaborazione casalinga del mio S&W MP15 e ve ne racconto gli esiti, cercando anche di darvi qualche banale suggerimento per apportare qualche miglioria alla vostra arma.

Per prima cosa, se si vuole fare del tiro di precisione con quest’arma, è necessario montare un’ottica. Il regolamento delle nostre gare impone un massimo di 14 ingrandimenti, quindi, è inutile andare a spendere cifre importanti per ottiche con forti ingrandimenti. Piuttosto, visto il tipo di bersaglio che si usa nelle gare del “Five at 200”, è importante la scelta del reticolo. Dovendo infatti realizzare rosate su un bersaglio UITS per carabina a 50 m, dotato di un barilotto nero di 10 cm di diametro, può risultare molto utile un reticolo illuminato, che consente di traguardare bene lo sfondo nero.

La mia scelta è caduta su un’ottica della ACCUSHOT, la modello SWAT, un variabile 4-16×50 con reticolo Mil-Dot illuminato e torrette balistiche (purtroppo con click da 1/8 di MOA, ma tutto non si può avere!). Quest’ottica, importata dalla ERREDI Trading di Gardone Val Trompia, ha un ottimo rapporto qualità/prezzo, essendo offerta al pubblico a soli 280 Euro. La qualità delle lenti è decisamente buona, se paragonata al prezzo. Dopo averla montata, però, mi sono reso conto che essa è troppo “tattica” per l’uso cui è destinata; il reticolo luminoso (con possibilità di scegliere tra il rosso ed il verde come colori), infatti, è dotato di un sensore di luminosità, grazie al quale si accende e si spegne automaticamente in relazione alla luminosità ambientale. Questo, purtroppo, vuol dire che potrò usare il mio reticolo luminoso solo in occasione di gare in notturna o sparando al tramonto. L’uso in poligono ha denotato anche una precisione meccanica che lascia un po’ a desiderare. Quando mi sono cimentato nella sua taratura ho scoperto che essa è legata solo alla buona sorte! Per correggere il punto d’impatto a 200 m, ho dato 24 clic verso il basso; 3 MOA, a quella distanza, sono circa 18 cm. Il mio punto d’impatto, invece, è variato solo di circa 3 cm. Allora ne ho dati altri 16, ma questa volta il punto d’impatto è sceso di quasi 20 cm, consentendomi di centrare il punto mirato. La meccanica “ballerina” è sempre il tallone d’Achille delle ottiche economiche ed è ciò che fa la differenza tra un prodotto di alta qualità ed uno di media. In compenso le torrette sono balistiche, dotate di una comoda ghiera che ne consente il blocco e della vite per l’azzeramento.

Ottica

Accushot Swat 4-16×50 Mil-Dot Illuminato

Anche per gli anelli mi sono rivolto ad un prodotto della stessa ditta, pagandoli 35 Euro. Su questo genere di armi non ci si potrà mai esimere dal montare anelli alti, visto che il rail superiore è molto lungo e qualsiasi campana si usi, sarà sempre destinata a toccare se si usano anelli a basso profilo. L’arma da me utilizzata per questa elaborazione è la modello base del fabbricante americano, dotata della presa gas sormontata dal classico mirino con rampa a delta. Il mirino viene, pertanto, a trovarsi proprio davanti alla lente dell’ottica, che, comunque, ad una distanza così ridotta non riesce a focalizzarlo. Ho deciso, quindi, di lasciarlo al suo posto, anche se così sicuramente sottrae un po’ di luce all’ottica (in alcune condizioni si percepisce solo una modesta ombra all’interno del campo visuale). In alternativa avrei potuto sostituire la valvola di presa gas con una priva di mirino, oppure tagliare via il delta senza smontare la valvola originale. Montare l’ottica lasciando il mirino al suo posto mi è parsa la soluzione più semplice ed economica.

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Per migliorare il rendimento di questa carabina, che è configurata come un fucile d’assalto, bisognava poi analizzare i suoi maggiori limiti, per cercare di superarli.

Partendo dal presupposto che per realizzare buone rosate occorre innanzitutto entrare in perfetta sintonia con la propria arma, ho cercato di capire, sulla base dell’esperienza maturata in gara sparando con la stessa arma a disposizione della LRI, quali fattori possono condizionare negativamente il feeling con l’arma e, quindi, le prestazioni.

Per quanto mi riguarda, i maggiori limiti di queste armi, se si vuol fare del tiro di precisione, li ho riscontrati nello scatto, nell’impugnatura, nella difficoltà di appoggio e nella gruccia telescopica.

Lo scatto di serie è pesante e dalla corsa molto lunga. Su armi semiautomatiche potete scordarvi gli scatti con stecher o a 3 leve che solitamente usiamo nelle bolt action. Le forti vibrazioni prodotte dal ritorno in chiusura dell’otturatore ne causerebbero lo sgancio accidentale. Sull’ampio mercato dell’after market dedicato all’M16, comunque, si trovano numerosi kit che consentono di elaborare lo scatto di queste armi.

Alcuni di questi sono decisamente cari e non avendo intenzione di spendere una fortuna per elaborare il mio giocattolo, ho fatto ricadere la mia scelta su quello prodotto dalla Rock River (reperito sull’ampio catalogo di accessori importato dalla Bignami), il più economico tra quelli in commercio, con i suoi 220 euro al pubblico.

Il kit si compone di cane e grilletto, con relative molle e spine. La sua installazione è relativamente semplice, soprattutto se avete un po’ di manualità ed esperienza con le pistole (si, perché questo scatto ricorda molto quello di una pistola). Unici attrezzi necessari saranno un martelletto ed un cacciaspine. Una volta installato il kit non aspettatevi uno scatto Jewell’s, ma sicuramente migliora la situazione. Esso diventa molto più netto nello sgancio e con una corsa decisamente corta, anche se il peso si mantiene su valori abbastanza alti (l’originale è 4,5 Lbs, mentre il Rock River potrà attestarsi sulle 3/3,5 Lbs). Potrebbe essere operazione semplice procedere alla lucidatura dei piani di scatto, ma poi il rischio di uno sparo accidentale con l’arma che va in chiusura sarebbe sempre dietro l’angolo, per cui sconsiglio a chiunque una simile operazione (le pistole hanno la sicura automatica al percussore, ma queste armi no!).

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Gruppo di scatto disassemblato

Un mio problema è anche l’impugnatura, troppo sottile per la mia mano, tanto da costringermi ad agganciare il grilletto con la seconda falange del dito indice. Per cercare di risolvere questo problema ho deciso di installare un pistol grip maggiorato da tiro. Anche in questo caso ho cercato sul catalogo della Bignami, facendo ricadere la mia scelta su quello della Browells, esteticamente ispirato all’impugnatura dell’H&K PSG1 (arma da tiro per eccelenza).  Per installare questo componente è sufficiente rimuovere la vite con testa a brugola che si trova all’interno dell’impugnatura e, per farlo, avrete bisogno di una chiave esagonale abbastanza lunga (stranamente la testa è in mm e non in pollici, come mi sarei aspettato da un fabbricante americano). Fate attenzione a quando rimuovete l’impugnatura, perche essa tiene in sede una piccola molla, quella del comando del selettore, che cade una volta sfilata l’impugnatura. Tolta la vecchia impugnatura e rimessa in sede la molla, non resta che posizionare la nuova e fissarla con la stessa vite. A dire il vero questa operazione, che doveva essere la più semplice, si è rivelata più complessa del previsto, causa le quote dimensionali della nuova impugnatura troppo strette. Per poterla ben posizionare, infatti, è stato necessario aumentarne la luce interna lavorando le pareti (in polimero) con una limetta, fino a fare in modo che entrasse senza alcuno sforzo; solo così, infatti, si può riuscire a mantenere nella giusta posizione la molletta della sicura. Il montaggio della nuova impugnatura ha conferito all’arma un aspetto molto più “sniper”, ma in effetti non ha cambiato di molto la situazione perché la differenza dimensionale è minima rispetto al pistol grip originale. Questo, essendo sagomato in maniera anatomica, rende sicuramente più confortevole l’impugnatura, migliorando il feeling con l’arma, ma la distanza con il grilletto, almeno per la mia mano, rimane sempre troppo poca. Diciamo che la spesa, abbastanza irrisoria (circa 40 euro), può essere giustificata dal solo miglioramento estetico. La larga base dell’impugnatura, invece, può risultare molto utile come punto d’appoggio posteriore; è vero che il regolamento di tiro non ne consente l’uso in gara, ma per i tiri di prova e taratura può risultare molto utile. Ripensandoci bene, avrei potuto risolvere il problema semplicemente rivestendo il pistol grip originale con il nastro che si usa per i manici delle racchette da tennis; le dimensioni dell’impugnatura avrebbero magari raggiunto la dimensione ottimale, ma il look tattico ne avrebbe negativamente risentito (ma un M16 con un grip celeste o fucsia non sarebbe poi male, se non vi importa delle risate degli amici sulla linea di tiro).

Queste armi nascono per essere imbracciate dal tiratore, e la forma dell’astina lo testimonia; è molto ergonomica quando si deve imbracciare l’arma, quanto scomoda laddove si cerchi uno stabile appoggio sul rest o il sacchetto.

Le astine originali, di chiara derivazione militare, inoltre, sono quasi completamente chiuse, per impedire che il calore della canna si propaghi sulla mano del tiratore. Se un tale accorgimento può essere utile sul campo di battaglia, è quanto mai deleterio sul bancone da tiro, poiché impedisce il rapido dissipamento del calore, favorendo così il surriscaldamento della canna, che sappiamo quanto sia dannoso se si va alla ricerca della rosata.

Astina modificata

Astina modificata

Sostituire l’astina originale con una after market diventa, quindi, pressoché obbligatorio, perché ci offre due sicuri vantaggi: per prima cosa, le astine non militari sono ben ventilate e favoriscono, quindi, una migliore dissipazione del calore della canna; in secondo luogo, le astine sono generalmente prodotte con 2 o 4 slitte picatinny, per il montaggio di vari accessori, ed ai nostri fini il più utile potrebbe essere un bipiede.

Sul mercato si trovano numerosi modelli di astine, in lega metallica o polimeri, da fissare agli attacchi originali o flottanti. Per il nostro tipo di uso la scelta migliore sarebbe certamente quella di un modello “flottante”, che non crea tensioni con la canna.

Personalmente mi ero orientato su una slitta in polimeri della Mag-Pull, di tipo tradizionale, sulla quale avevo montato un bipiede, sempre in polimeri, della Bruget&Tomet; costo totale dell’operazione, circa 140 euro.

Il bipiede risulta particolarmente utile su queste armi, proprio perché non hanno delle astine da tiro che si adattano bene ai vari rest o sacchetti. Con il bipiede, invece, avremo sempre un appoggio  ben adattabile a qualsiasi bancone.

Quella da me scelta è un’astina non specificatamente progettata per il tiro di precisione. Essa, infatti, rimane a contatto con la canna nei punti canonici, ovvero sulla ghiera di bloccaggio e sulla presa gas. Sul mercato, come già accennato, ne esistono di altri tipi che, invece, sono flottanti, non avendo alcun punto di contatto con la canna e che, sicuramente, possono offrire prestazioni migliori in termini di precisione dell’arma.

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Astina modificata

Montare l’astina è un’operazione che può sembrare complessa, ma che in realtà, tra tutte quelle che ho dovuto eseguire, è risultata la più veloce e facile. Farlo da soli è praticamente quasi impossibile se non si dispone dell’apposito attrezzo. Se si trova un amico disposto ad aiutarci, invece, l’operazione diventa molto semplice: basta tirare verso il basso la ghiera elastica che tiene in sede l’astina nella sua parte posteriore, operazione da compiere con entrambe le mani per riuscire a farla scendere perfettamente perpendicolare; a questo punto basta che l’altra persona afferri uno dei due semigusci dell’astina e lo faccia uscire dalla sua sede posteriore. Ricordate di compiere questa operazione prima di installare l’ottica, altrimenti dopo sarete costretti a smontarla (con l’ottica in posizione il semiguscio superiore non può essere rimosso). Per mia sfortuna, alla prova in poligono mi sono reso conto di aver fatto tanta fatica per nulla (e speso soldi invano). Il bipiede, infatti, si è dimostrato un appoggio poco stabile per le esigenze del tiro di estrema precisione, mentre l’astina da me scelta, con il suo risalto nella parte superiore, andava a toccare sulla campana dell’ottica, impedendogli di posizionarsi correttamente (per tararla ai 200 m avevo esaurito i clic dell’alzo, segno evidente di un angolo non corretto). Così sono stato costretto a tornare sui miei passi, rimontando l’astina orginale. Per cercare di ovviare ai problemi di ventilazione della canna, però, ho deciso di praticare dei fori di aereazione sull’astina originale; un trapano a colonna, una punta a ferro da 6 mm di diametro, qualche minuto di pazienza ….ed il gioco è fatto. Ora l’arma ha la sua astina originale che però consente un raffreddamento della canna degno delle migliori produzioni after market. Montare solo un’astina provvista di rail, se poi si decide di usare l’arma senza un bipiede, per quanto riguarda il nostro uso in poligono ha poco senso. L’arma ne guadagna dal punto di vista estetico, e questo è fuori dubbio, ma gli spigoli vivi del rail inferiore potrebbero danneggiare il sacchetto o il rest che andremo ad usare in poligono. Alcune marche, comunque, forniscono, insieme all’astina, delle protezioni in plastica con cui coprire le slitte non utilizzate.

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L’ultima modifica l’ho dedicata alla pala del calcio. La gruccia collassabile è bella e molto “tattica”, ma ai fini del tiro è quanto di peggio si possa desiderare. Essa offre scarso appoggio alla mano che la deve sostenere, per giunta anche molto scomodo. Per migliorare un po’ le cose è necessario rimuovere immediatamente la maglina per la cinghia di trasporto. Anche senza maglina, però, la superficie d’appoggio con la mano è scarsa, scomoda e troppo alta. La presenza del caricatore, infatti, costringe a mantenere l’arma abbastanza alta rispetto al bancone e, quindi, per poterla allineare sul bersaglio, è necessario alzare il calcio. La posizione che si assume è molto scomoda e non aiuta a realizzare buone rosate. Per risolvere questo problema ho pensato di realizzare una prolunga da fissare alla gruccia. Ho disegnato, quindi, una sagoma  della forma del poggia spalla della gruccia, su di una tavola di legno dallo spessore di 3 cm. Dopo averla ritagliata con un seghetto alternativo, l’ho levigata e verniciata. Per fissarla sulla gruccia, ho sfruttato il foro lasciato libero dalla vite che teneva in sede la maglina della cinghia di trasporto, e ne ho realizzati altri 2 sulla parte terminale della gruccia. Con 3 viti a brugola, la cui testa ho incassato nel legno, ho fissato la mia prolunga. Ora posso poggiare la mia arma alla spalla in maniera più confortevole e la mano debole che deve sostenerla trova un più comodo punto d’appoggio.

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Rispetto all’arma di serie, ora il mio MP15 presenta delle indubbie migliorie, ma quanto queste possano tradursi in effetti restringimenti della rosata saranno solo le prossime gare a dirlo.