Long Range Italia a.s.d.

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QUANDO IL CALCIO CONTA

Qualche settimana fa eravamo qui a parlarvi dei calci in legno lamellare multistrato realizzati dalla ditta statunitense Boyd’Stock Gun e di quanto sia importante il ruolo svolto dalla calciatura in una carabina da tiro.

In quell’occasione abbiamo articolato solo un discorso teorico, ispirato dalla visione di quel prodotto esposto in armeria.

Ora invece vogliamo raccontarvi una storia reale, nella quale abbiamo sperimentato con mano quanto possa essere importante un calcio.

La nostra storia nasce a Brescia, in occasione dell’EXA 2013. Entrando in fiera da uno degli ingressi posteriori riservati agli espositori, il primo stand in cui io e gli amici tiratori che erano con me (Mimmo e Roberto) ci imbattiamo è quello della Alpi Hunting, che esponeva una rastrelliera con tutte le calciature prodotte dalla ditta norvegese GRS. Tutti e tre rimaniamo incantati ad ammirare quelle bellissime calciature in legno lamellare multistrato dai vivaci colori, chiedendoci se, oltre ad essere molto belle, potessero avere anche dei vantaggi reali in termini di precisione.

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Per rispondere a questa domanda c’era un solo modo: provarle. Decisi così di affrontare questo investimento pur di poter accertare quella verità. Il problema era però che nel mio armadio blindato non c’era nessuna carabina su cui potessi montare quella calciatura; il mio SAVAGE Palma Match dispone già di una stupenda calciatura in legno lamellare e la GRS non produce nulla che possa adattarsi allo Sharps o all’M16.

Per verificare la teoria sull’importanza del calcio era quindi necessario prima munirsi di una carabina sulla quale fare questo esperimento. Decisi, quindi, di provare ad allestire una carabina con cui dedicarmi al “Five at 200” nella categoria caccia.

Le calciature della GRS sono molto pesanti per via del poggia guancia e calciolo regolabili con meccanismi di movimento in acciaio (la casa dichiara 1350 gr di peso).

Per essere certo di rimanere nel limite di peso regolamentare (4700 gr “all inclusive”) c’era, quindi, bisogno di partire da un’arma molto leggera e di marca ben nota, in modo il calcio adattabile allo specifico modello fosse disponibile nel catalogo della GRS senza alcuna possibilità di errore.

Ero indeciso tra una Remington modello SPS canna leggera in 223 Rem. ed una CZ modello 527 nello stesso calibro; la mia scelta è caduta sulla prima per via del minor peso (3100 gr).

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Anche per l’ottica c’era bisogno di risparmiare peso. Ho deciso, pertanto, di montare una Leupold modello VX 3 6,5-20 x 50, ottica di ottima qualità con dimensioni e peso contenuti.

Per risparmiare ancora un po’ di peso, ho rinunciato ha montare una base in unico pezzo, optando, invece, per due basette separate  anch’esse della Leupold. Per gli anelli ho usato un modello in alluminio dello stesso fabbricante.

Al termine dell’operazione di assemblaggio, è risultata una carabina (molto bella!) dal peso complessivo di 4550 gr; in effetti avrei avuto un piccolo margine per montare qualche pezzo un po’ più pesante, ma volendo si potrebbe “zavorrare” il calcio andando a riempire delle cavità presenti nell’astina sotto la canna (ce ne sono due).

Per capire, però, quanto la sola calciatura possa influire sulla precisione di una carabina, c’era bisogno di provarla in entrambe le configurazioni. Quindi, dopo aver montato l’ottica, ho eseguito il canonico rodaggio canna con i canonici 50 colpi, che sono serviti anche per tarare l’ottica.

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Poi ho approntato una cartuccia che in linea teorica avrebbe potuto avere un buon rendimento con la rigatura della Remington (che usa un twist di 1/12), realizzandola con palle Sierra HPBT da 55 grs, spinte da 23,0 grs di Vihtavuori N130. Con queste munizioni ho disputato la gara di Tuscania, 3^ prova del campionato di “Five at 200”. Usando il calcio in plastica originale, non sono riuscito a scendere al di sotto dei 60 mm di rosata; l’arma è stata usata anche da altri bravi tiratori, ma nessuno di loro è riuscito a scendere sotto quel limite.

Verificate le potenzialità dell’arma nella sua configurazione originale, che certamente si sarebbero potute migliorare con un più approfondito studio sulla ricarica ed una maggiore assuefazione allo scatto (che, per quanto regolabile, rimane pur sempre ben distante da ciò che servirebbe per un uso agonistico), ho proceduto immediatamente al montaggio della calciatura norvegese, da me scelta nell’inconsueta colorazione azzurro-grigio.

Appena ripresa in mano l’arma montata sulla nuova calciatura, si percepisce immediatamente un radicale cambiamento nell’impostazione dell’arma: grazie alla possibilità di regolare la lunghezza della pala e la posizione del poggia guancia, si riesce a trovare il giusto punto focale dell’ottica con estrema naturalezza; l’impugnatura a pistola, perfettamente sagomata, riempie molto bene la mia mano, consentendo al dito indice di raggiungere il grilletto giusto con la prima falange, ovvero quella che ci assicura la miglior trazione ed il massimo della sensibilità; con il dito che ora riesce a lavorare in maniera perfettamente ortogonale al grilletto, cambia nettamente anche la percezione dello scatto, che se con la calciatura in polimero sembrava durissimo (in realtà il peso di scatto è di 4,5 libbre con la regolazione al minimo), ora sembra molto più leggero ed il dito riesce quasi a percepire in modo chiaro il momento esatto dello sgancio.

Il poter avere un ottimo feeling con la propria arma è di primaria importanza per il raggiungimento di prestazioni sportive di rilievo, forse più di quanto non lo siano le caratteristiche tecnico-balistiche della stessa. Si può avere a disposizione l’arma più precisa del mondo, ma se questa non ci trasmette le giuste sensazioni quando andiamo ad imbracciarla, non riusciremo mai a sfruttarla in pieno.

Tra tutte le componenti dell’arma, il calcio è quella che più di ogni altra è in grado di farci trovare quel giusto feeling, e quello prodotto dalla GRS, sotto questo punto di vista è veramente al top.

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Dal punto di vista tecnico, abbiamo visto come esso sia dotato di un ottimo sistema di regolazione, sia della lunghezza che dell’altezza del poggia guancia. Il sistema è molto robusto e di facilissima attivazione: basta tenere premuto un grosso pulsante (sono due, uno per ogni meccanismo) posto lateralmente sulla pala, per sbloccare lo scorrimento, che si muove a “scatti” molto nitidi, per consentire di trovare il giusto punto di regolazione. L’escursione disponibile è molto ampia.

Per le esigenze del tiro da bancone senza appoggio posteriore, io ho optato per una calciatura modello Varmint, caratterizzata dalla pala del calcio con una svasatura nella sua parte inferiore, pensata per facilitare l’interposizione della mano o dell’avambraccio tra calcio e bancone. Su questo modello l’astina non è molto larga ed ha una forma arrotondata, che la rende molto adatta anche per il tiro nella posizione imbracciata.

Sulla calciatura, seppur ottimizzata per un tiro sportivo, sono comunque presenti gli attacchi per la cinghia di trasporto; quella anteriore risulta comoda per chi abbia intenzione di montare un bipiede.

Installando una carabina modello SPS Light Barrel, la canna risulta completamente flottante, con circa 10 mm di distanza tra canna ed astina; questo, ovviamente, perché si tratta di una calciatura pensata per entrambi i modelli della SPS, ossia quella Heavy o Light Barrel.

Se, quindi, almeno con la canna sottile non c’è alcun bisogno di fare il Bedding, in questa versione mancano i pillar bedding; se si desidera avere i cilindretti metallici nei quali far passare le viti di fissaggio dell’azione, si possono richiedere su ordinazione, con un supplemento di spesa di ulteriori 50 euro. I fori nel legno, tuttavia, sono realizzati in modo perfetto e accolgono le due viti di fissaggio senza giochi eccessivi.

A questo punto non rimaneva che vedere quale fosse il rendimento dell’arma nella sua nuova configurazione. Per fare questa verifica ho portato l’arma in gara a Terni, in occasione della quarta prova del campionato italiano di “Five at 200”. La comparazione con i risultati di Tuscania non può essere perfettamente speculare, perché le linee di tiro del poligono di Marmore sono leggermente più corte, ma la giornata umbra è stata anche decisamente più calda rispetto alla precedente gara, e per una canna così sottile non è problema da poco. I risultati ottenuti, tuttavia, non lasciano spazio a dubbi; il rendimento dell’arma è migliorato drasticamente. Se a Tuscania la miglior rosata era stata di 60 mm, utilizzando le stesse cartucce (erano quelle rimaste dalla precedente gara), la rosata migliore qui è stata di 31 mm. Ma la vera differenza è stata non tanto nella rosata, quanto nella costanza di rendimento e nella facilità con cui è stato possibile ottenere tante altre buone rosate, a dimostrazione di quanto sia importante raggiungere un buon feeling con l’arma. C’è da sperare che sviluppando una ricarica ottimizzata per quest’arma, con il naturale alleggerimento dello scatto dopo qualche centinaio di colpi e con una canna che comincerà ad offrire il proprio miglior rendimento dopo i primi 200 colpi sparati, le prestazioni possano migliorare ancora parecchio.

Veniamo ora, però, alle dolenti note, ossia il prezzo di acquisto di questa calciatura; non c’è che dire, i calci in lamellare della GRS sono un prodotto eccezionale, sia sotto l’aspetto estetico che tecnico, ma non si possono certo considerare un prodotto economico, almeno se paragonate ai calci dello stesso materiale realizzati dalla statunitense Boyd.

Il modello da me scelto ha un prezzo di listino di 450 euro, che può arrivare fino ai 600 dei modelli più sofisticati.

Non è certo un prezzo popolare, soprattutto se lo confrontiamo con i 99 dollari necessari per acquistare una Boyd negli USA (ma qui in Italia le possiamo avere a 180 Euro). La qualità del prodotto è, comunque, fuori discussione. Se poi pensiamo a quanto costano altre calciature after market, realizzate in materiali molto meno pregiati, allora possiamo apprezzare molto di più questo prodotto, la cui resa, alla luce di quanto sopra detto, sembra essere una garanzia.

Personalmente mi ritengo pienamente soddisfatto della scelta fatta e non posso che consigliare, a chiunque non sia soddisfatto del rendimento della propria carabina, prima di comprarne un’altra, di provare semplicemente a cambiarle calcio. Con una spesa relativamente modesta avrà tra le mani un’altra arma!