Long Range Italia a.s.d.

Long Range Italia a.s.d.

Una Custom di serie…. Savage

 

Quella di cui voglio parlarvi in questo articolo, è una bellissima carabina realizzata dalla SAVAGE su richiesta dello scrivente (grazie alla gentile intercessione della Prima Armi di Pinerolo, importatore per l’Italia del marchio statunitense) ed appositamente dedicata alle gare del “5 at 200”.

Nelle gare di “5 at 200”, come ben sapete, non conta il punteggio realizzato, ma solo quanto si riesce a stringere la rosata; per questa specialità, quindi, non è di alcuna utilità avere un calibro “grande”, in grado di fare un buco quanto più largo possibile per cercare di guadagnare qualche punto in più andando a toccare la linea di punteggio superiore, ma è sufficiente che l’arma sia precisa e che la canna non soffra di problemi di surriscaldamento.

Dovendosi sparare molti colpi consecutivamente, un calibro che brucia una gran quantità di polvere potrebbe diventare controproducente, poiché tenderà sicuramente a scaldare la nostra canna più di uno che invece ne brucia quantità minori.

Non c’è dubbio, inoltre, che con lo sviluppo di minori temperature nel tratto iniziale della rigatura, la “vita” media della canna sarà più lunga, grazie alla minore usura cui è sottoposto il “throat”, elemento dalla cui qualità dipende moltissimo la precisione di una canna rigata. Inoltre, l’accensione di una bassa dose della carica di lancio, abbinata all’uso di palle dal peso minore, produce un rinculo meno avvertibile, il che comporterà uno stress minore per il tiratore (a tutto vantaggio della concentrazione) e minori vibrazioni della canna e dell’azione, con indubbi benefici per la precisione dell’arma.

Da non trascurare poi il fatto che sparare con una carabina di piccolo calibro ha dei costi di gestione decisamente inferiori. Personalmente, ho calcolato che ricaricando una cartuccia calibro 308 winchester, senza considerare il costo del bossolo, stimando in 60 euro l’imposto necessario per 1 kg di polvere e prevedendo l’uso di palle Sierra (le più economiche tra quelle match), ogni singola munizione ci viene a costare circa 50 centesimi, mentre una calibro 223 Remington, a parità di condizioni, verrebbe a costarci circa 35 centesimi. Non sono quei 15 centesimi in meno a cambiarci certo la vita, ma se si considera un consumo medio di 1000 cartucce l’anno e la durata della canna che si allunga di 1000/2000 colpi, ecco che il risparmio ottenuto diventa non affatto marginale.

Al termine di queste considerazioni, ho deciso di orientare la mia scelta sul calibro 223 Remington. Si tratta, infatti, di una munizione dalla grande precisione intrinseca (non sarà un caso se molti record ottenuti nella disciplina del Bench Rest – ed ancora imbattuti – sono stati realizzati con armi in questo calibro) e dalla notevole diffusione commerciale, che rende molto facile reperire sul mercato ottime cartucce o una notevole varietà di componenti per la ricarica.

Tra le carabine prodotte dalla SAVAGE, tutte ottime armi da tiro, mi aveva incuriosito molto il modello Palma Match, arma monocolpo dedicata alle specialità sulle lunghe distanze. La casa statunitense, tuttavia, ha in catalogo tale modello solo in calibri dedicati appunto alle lunghe distanze, quali il 308 winchester (calibro massimo ammesso nella categoria Palma del Long Range) ed il 6,5-284 Norma.

Poiché qui in Italia risulta iscritta nel Catalogo Nazionale una carabina Savage in calibro 223 rem., la modello 12, avente le stesse caratteristiche tecniche delle modello Palma Match (lunghezza canna, lunghezza minima dell’arma e sistema di alimentazione a caricamento successivo e singolo manuale), ho chiesto all’importatore italiano se era possibile far realizzare una modello Palma Match in calibro 223 Rem., chiamandola modello 12, di cui al numero di Catalogo 16874 o, se preferiamo “girare la frittata”, far realizzare una mod. 12 in calibro 223 Rem. con le stesse caratteristiche di una modello Palma Match.

Come detto, grazie al gentile interessamento diretto della Prima Armi di Pinerolo, l’arma è stata messa in produzione; la ditta statunitense mi ha chiesto anche di specificare con quale “Twist” desideravo che fosse realizzata la canna, avendo loro la possibilità di realizzare rigature con passi da 1/7 ad 1/12.

La mia scelta è caduta sul passo 1/9, che ho ritenuto quello più versatile.

Dopo circa sei mesi di attesa la mia carabina è finalmente giunta in Italia.

L’arma è veramente molto bella e, per un’arma da tiro, la calciatura in legno multistrato dalle venature grigie rappresenta una singolare particolarità.

Il calcio è regolabile in lunghezza e nell’altezza del poggia guancia; il poggia guancia è fissato ad incastro e risulta facilmente rimovibile per consentire sia la rimozione dell’otturatore che la pulizia della canna senza alcun intralcio.

La base dell’astina è abbastanza larga e piatta, per consentire un ottimo appoggio sul rest. Trattandosi di una carabina destinata esclusivamente ad un impiego sportivo (al di là della catalogazione italiana, non credo che a qualcuno possa venire in mente di praticare l’attività venatoria con un’arma monocolpo con un peso che supera abbondantemente i 6 kg), non presenta alcun gancio per il fissaggio della cinghia di trasporto; per il montaggio di un bipiede, ma anche di altri accessori, sul fondo dell’astina è presente un binario di metallo incassato nel legno.

La canna appare a dir poco “monumentale”, con il suo profilo cilindrico ed un diametro di ben 27 mm, al quale corrisponde una “parete” di oltre 10 mm di spessore, se si considera che la foratura è di soli 5,6 mm.

In configurazione “pronto gara”, ovvero con ottica ed attacchi (sulla carabina qui illustrata è stata montata un’ottica Leupold VX-3 6,5-20×50) l’arma pesa ben 6,450 kg.

Come su tutte le carabine di questa marca, è presente lo scatto “accutrigger” regolabile. La regolazione del peso di scatto avviene agendo direttamente sulla molla che carica posteriormente la leva del grilletto, con l’apposito utensile in dotazione; per eseguire l’operazione è, tuttavia, necessario rimuovere la calciatura, sulla quale l’azione è fissata per mezzo di due viti.

Trattandosi di un prodotto specificatamente dedicato all’attività agonistica (l’arma è stata catalogata per uso sportivo), monta di serie uno scatto “match”, riconoscibile dalla colorazione in arancione della leva della sicura del grilletto.

La caratteristica di tutti gli scatti “accutrigger”, infatti, è quella di essere dotati di una sicura automatica sul grilletto (tipo Glock, per intenderci).

La predetta caratteristica tecnica determina una precorsa del grilletto abbastanza lunga (ma in realtà il nostro polpastrello sta agendo sulla leva della sicura). Terminata la precorsa, lo sgancio della leva di scatto è molto netto e perfettamente avvertibile; per determinarlo è sufficiente uno sforzo quantificabile intorno ai 500/600 gr. Non è uno scatto leggerissimo, come altre configurazioni “match” in commercio, ma a mio avviso rappresenta un giusto compromesso tra uno scatto che consente ottimi risultati ma con il quale non si corre il rischio di incappare in partenze accidentali del colpo, il cui effetto in una gara sarebbe veramente deleterio.

Lo sgancio del percussore avviene solo quando sia la leva della sicura che quella del grilletto vengono azionate contemporaneamente. Per fare ciò si rende necessario poggiare bene l’intera falange sul grilletto ed esercitare una trazione sullo stesso in maniera perfettamente perpendicolare. Solo così si può avere la certezza che allo sgancio del grilletto corrisponda sempre la partenza del percussore.

Mi è capitato alcune volte di vedere tiratori esperti avvicinarsi ad armi della Savage ed avere delle mancate percussioni dovute proprio allo sgancio del grilletto al quale però non è seguito quello del percussore.

Chi è abituato a scatti tradizionali, magari anche molto leggeri, spesso non si rende conto che l’azione del proprio dito sul grilletto è esercitata solo poggiando la falange lateralmente allo stesso.

Questo tipo di trazione, se fatta con uno scatto “accutrigger”, può determinare lo sgancio della leva di scatto senza che anche la leva della sicura sia giunta a fondo corsa; in questo caso, la leva dello scatto, prima di andare a liberare il percussore, viene intercettata e bloccata dal dente della sicura automatica, dando luogo ad una immancabile “cilecca”.

Se quanto descritto potrebbe essere considerato un difetto di questo particolare gruppo di scatto, si deve considerare che con esso non si corrono mai rischi di sganci involontari del percussore e, quindi, di partenze accidentali dei colpi.

Quante volte vi è capitato di vedere armi con scatti particolarmente alleggeriti, magari da mani poco esperte, sparare al momento della chiusura dell’otturatore? Sapere che un incidente simile non vi potrà mai accadere è fonte di grande tranquillità sulla linea di tiro.

Veniamo ora alle prestazioni dell’arma, che sono veramente di altissimo livello.

Immagine 130

La canna, con le sue generose dimensioni, abbinata ad una cartuccia che brucia solo 23 grani di polvere, non soffre minimamente di problemi di surriscaldamento e conseguente migrazione termica della rosata.

Il bedding della calciatura è perfettamente eseguito e la canna risulta praticamente flottante.

Allo sparo, l’arma non ha il benché minimo rinculo o scuotimento, tanto che è possibile mantenere in puntamento il bersaglio alla partenza del colpo e vedere il foro aprirsi sulla carta; in pratica, ci si accorge che l’arma ha sparato dal solo rumore prodotto, poiché altri effetti non si avvertono.

Per gli amanti delle “sensazioni forti” questo sarà sicuramente un difetto, ma concludere una lunga seduta di allenamento senza alcun indolenzimento sulla spalla non è cosa così disdicevole.

La casa costruttrice, nel certificato di qualità che allega all’arma, consiglia l’uso di cartucce Federal Gold Metal con palla da 77 grani o, in alternativa, ricariche allestite con palle di tale peso.

In effetti potrebbe sembrare un peso un po’ eccessivo per una rigatura con passo 1/9 (77 grs è il peso delle palle militari “traccianti”, che vengono usate su armi che hanno il passo 1/7), ma se lo dice il fabbricante, avrà le sue buone ragioni.

Fino ad ora non sono riuscito a provare l’arma con il peso di palla consigliato, in quanto palle da 77 grs in cal. 224 sono alquanto difficili da reperire; solo da poco sono riuscito a comprare un lotto di palle Sierra Match King di quel peso e presto ne valuterò le prestazioni.

Ad oggi, ho provato l’arma con ricariche allestite con palle match con pesi variabili dai 55 ai 69 grani, usando tre diverse tipologie di polvere (B&P PFL 18, LOVEX 060/2 e VIHTAVUORI N135).

Con le palle più leggere i risultati sono stati a dir poco deludenti, con proiettili che non vengono stabilizzati dalla rigatura e rosate a dir poco “disperse”.

Qualcosa di meglio sono riuscito ad ottenere con palle da 62 grs, ma con tali proiettili le rosate erano sempre inficiate da qualche “flayer” anomalo.

Ottimi risultati sono giunti, invece, con le palle Sierra M.K. e Nosler match da 69 grs.

Con tale configurazione di palla, indipendentemente dalla marca di bossolo, polvere o innesco usato, si ottengono sempre eccellenti rosate.

Chiudere rosate a 100 o 200 metri nell’ordine del ½ M.O.A. diventa cosa alla portata di chiunque, mentre con un minimo di esperienza e di concentrazione si arriva senza problemi a stare in 1/3 di M.O.A. .

A dimostrazione di quanto sopra, parlano i risultati conseguiti dall’arma nella gara di “5 at 200” svoltasi presso il poligono delle Marmore (TR), e non tanto per i 16,7 mm di rosata ottenuti da chi vi scrive (la migliore di 6 ottime rosate), quanto per i 24 mm ottenuti dall’amico Luca Colatei, tiratore all’esordio in una gara e con un bagaglio di esperienza nell’uso di armi lunghe praticamente nullo.

Questa prestazione conferma che con un tale binomio arma-cartuccia, risultati di rilievo sono alla portata di tutti.

Le doti di precisione dell’arma sono tali che non ho riscontrato differenze rilevanti passando da una polvere all’altra; con tutte le polveri usate e nei diversi dosaggi provati, mantenendo invariata la palla (Sierra da 69 grs), ho sempre ottenuto rosate dello stesso livello.

Cambiando marca di bossoli, si riscontra un leggero spostamento del punto di impatto sul bersaglio, ma non una sostanziale variazione del diametro di rosata.

Tarando l’arma a 100 m con ricariche allestite con bossoli Remington, ho notato che, a parità di ricarica, usando i bossoli Sellier & Bellot, il punto d’impatto si spostava di circa 1 cm sulla destra.

Per l’uso agonistico la mia scelta definitiva (in attesa di mettere alla prova le palle da 77 grs) è caduta su una dose di 23,2 grs di Vithavuori N135, in quanto, dalle prove al cronografo, è risultata la polvere con la quale si ottiene il miglior valore di S.D. (ovvero, la maggiore costanza delle velocità rilevate).

Con tale dose di propellente, caricata in un bossolo Remington del quale è stato ricalibrato il solo colletto, accesa da un innesco Federal Gold, la palla Sierra M.K. da 69 grs esce dai 660 mm della canna alla velocità di 870 m/s.

Non è certo la prestazione massima che si potrebbe spremere da questo calibro, ma più che sufficiente per forare un foglio di carta posto a 200 m e farlo con estrema precisione.

In occasione della gara di Long Range di S. Severa, se le condizioni meteo lo permetteranno (ovvero se non si dovranno affrontare 30 nodi di Maestrale), vorrei mettere alla prova l’arma anche sulla distanza dei 500 m.

Negli U.S.A. calibri 22 (quali il 22-250) vengono impiegati con successo nelle gare sulle lunghe distanze, ma da loro spesso si spara nel deserto, in condizioni atmosferiche più favorevoli rispetto a noi, ma il fascino della sfida sportiva è proprio quello di tentare imprese che sembrano impossibili.

Per concludere la presentazione di questa carabina, non mi rimane che fare una considerazione sul suo rapporto qualità/prezzo.

Il modello Palma Match della Savage, indipendentemente dal calibro, rappresenta certamente quanto di meglio ci si possa aspettare da una carabina realizzata a livello industriale, con una qualità di finiture e caratteristiche tecniche degne di una realizzazione custom, ma dal prezzo decisamente inferiore.

L’arma (priva di ottica ed attacchi), infatti, viene offerta ad un prezzo inferiore ai 3000 Euro –anche se poi bisogna fare i conti con le fluttuazioni del valore del Dollaro- e si tratta di una quotazione ben inferiore rispetto a quella di armi custom, ma anche a quella di tante altre armi di produzione industriale.