di Pierluigi Borgioni

Chi frequenta il circuito delle nostre gare o legge solo i commenti su di esse, sa bene che da qualche mese a questa parte ha fatto la sua comparsa, nel nostro regolamento sportivo, la categoria riservata alle armi CACCIA.

Questa novità è legata alla volontà, manifestataci da diversi soci, di poter gareggiare con le loro armi da caccia, offrendo così la possibilità a chi fino ad oggi ha frequentato il mondo dei poligoni solo come allenamento in vista dell’attività venatoria, di cimentarsi nell’attività sportiva.

Personalmente ho accolto con grande entusiasmo l’idea di inserire questa nuova categoria nel regolamento sportivo, semplicemente perchè sono convinto che essa possa offrire a chiunque voglia avvicinarsi al mondo del tiro di precisione con le armi lunghe, la possibilità di farlo a costi decisamente contenuti.

Nel regolamento L.R.I., infatti, le armi della categoria caccia sono veramente carabine destinate all’uso venatorio e, quindi, economiche e facili da gestire.

Per chi non avesse letto attentamente il nostro regolamento, ricordo solo che esso impone che le armi caccia in configurazione gara non superino un peso complessivo di 4100 gr (comprensivo, quindi, di ottica, attacchi ed eventuale bipiede), e ciò pone un serio limite alle canne match montate su armi pseudo da caccia e che siano state prodotte in almeno 1500 esemplari (e con questo si impedisce l’uso in gara di realizzazioni custom).

Le armi impiegabili nelle nostre gare sono, quindi, delle vere armi destinate all’uso venatorio, con tutte le limitazioni prestazionali che esse hanno rispetto ad una carabina appositamente realizzata per l’impiego sportivo.

Chi vuole avvicinarsi alle nostre gare senza aver la possibilità di fare l’investimento iniziale necessario per acquistare una buona carabina e relativa ottica, potrà rivolgere la sua attenzione a questa categoria, dove a prezzi veramente contenuti, è possibile trovare sul mercato armi con le quali gareggiare a buon livello.

Personalmente, pur avendo conseguito il porto d’armi uso caccia ormai oltre 25 anni fa, non sono mai stato un cacciatore, ma entrando nell’armeria dell’amico Chicco Mondini (l’armeria Big Game di Roma, main sponsor di tante nostre gare) ho visto in vetrina la carabina di cui vi voglio qui illustrare le caratteristiche e scoprendo quanto costava, mi è presa l’improvvisa voglia di acquistarla, per provare anch’io a cimentarmi nella categoria caccia, non fosse altro per tentare di fare qualche scherzo, in senso sportivo, agli amici e rivali di Testa di Lepre.

L’arma in questione è una interpretazione russa della più classica delle armi destinate alla caccia, ovvero il “Kipplauf”, carabina per eccellenza dei cacciatori alpini.

Stiamo parlando della monocanna basculante BAIKAL, modello IZH-18MH, da me scelta nel calibro 223 Remington (Catalogo Nazionale n. 15559), calibro che, come vi avevo già detto in occasione di altro articolo, ritengo l’ideale per le gare del nostro “Five at 200”.

Quest’arma viene proposta con un prezzo al pubblico inferiore a quello di molte carabine ad aria compressa a modesta capacità offensiva; con due anelli ed un’ottica “made in China” si ha un’arma pronto gara con un costo di pochissimo superiore ai 300 Euro.

Esteticamente l’arma si presenta fin troppo ben rifinita se rapportata al suo valore; le parti in metallo non evidenziano segni di lavorazioni meccaniche, la canna ha un bellissimo aspetto “a tortiglione” (lavorazione per roto-martellatura solitamente riservata alle canne di poche carabine da tiro) e la brunitura è di un nero opaco profondo ed omogeneo, mentre il legno usato per la calciatura e l’astina non è certo una pregiata radica o un noce venato, ma assolve bene il proprio compito.

La canna è lunga 600 mm, misura più che adeguata per avere un’ottima precisione anche su lunghe distanze, a fronte di una lunghezza complessiva di soli 100 cm. Ciò significa che, una volta scomposta nelle sue parti essenziali, ovvero canna e carcassa, si avranno due pezzi facilmente trasportabili anche in uno zaino, motivo per il quale questa tipologia di carabina è particolarmente apprezzata da chi va a caccia in zone impervie di montagna.

Il peso è veramente contenuto; con una grossa ottica 6-24×50 con tubo da 30 mm, si arriva a soli 3580 grammi.

Dal punto di vista meccanico le cose sono un po’ diverse: tutto è funzionale, come nella più sana tradizione russa, ma la perfezione è ben lontana.

La chiave di apertura della bascula è posta dietro il ponticello del grilletto; è ben azionabile con la mano che impugna ma sia il suo movimento che quello della bascula risultano un po’ duri.

La sicura è realizzata con un traversino a “bottone” posto nella parte posteriore del ponticello del grilletto; per porre l’arma in sicura un tiratore destro deve agire con il pollice della mano destra, operazione non particolarmente agevole, mentre per toglierla si agisce con il polpastrello del dito indice, arrivandovi con relativa facilità; il cursore scorre morbido e l’inserimento o disinserimento della sicura si avverte con un nitido “click”.

Sulla parte superiore della bascula, dove, per intenderci, in molti basculanti è posta la chiave di apertura, qui è presente un piccolo perno che funge da “avvisatore” di cane armato; non è molto visibile, ma se ne può avvertire la presenza, anche mentre si è in puntamento, passandovi sopra il pollice.

L’arma è dotata di una slitta per consentire l’attacco degli anelli per l’ottica; si tratta di una “shina” da 11 mm, proprio come quelle solitamente usate sulle carabine ad aria compressa.

Purtroppo lo spazio a disposizione è molto poco (soli 67 mm in tutto), cosa che costringe a porre gli anelli molto ravvicinati tra loro; in tal modo non si ha la possibilità di collocare le torrette dell’ottica tra gli anelli e si deve necessariamente porli dietro gli stessi. L’oculare posteriore viene così a trovarsi molto indietro e la cosa, complice anche una calciatura abbastanza corta, rende difficile trovare una buona posizione per collimare il bersaglio.

Lo scatto è caratterizzato da una corsa abbastanza lunga; lo sgancio del grilletto è nitido e pulito, ma richiede una trazione decisa.

L’astina anteriore può essere rimossa agevolmente agendo sulla chiave a molla posta nella sua parte inferiore; anche il successivo riposizionamento risulta facile.

La base dell’astina non è certo larga, come è tradizione di questo tipo di carabine, tuttavia è piatta, e ciò permette uno stabile appoggio sul rest.

Gli organi di mira metallici non presentano alcuna possibilità di regolazione, ma almeno la tacca è rimovibile, cosa che ho dovuto fare per poter posizionare un’ottica con oculare anteriore da 50 mm; per farlo è sufficiente allentare una vite e la foglietta della tacca, realizzata a “coda di rondine” scivola facilmente via dalla sua sede.

La chiusura è ben serrata, non presentando giochi, talmente ben serrata che aprire e chiudere la bascula non è impresa agevole, ma stiamo parlando di una carabina che ha sparato solo poche decine di colpi.

La camera di cartuccia è molto stretta, non consentendo il minimo movimento alla cartuccia camerata.

L’estrattore automatico non è molto efficiente; esso si limita solo ad estrarre il fondello della cartuccia dalla camera, ma poi bisogna usare le “unghie” per tirar fuori il bossolo.

La canna, come detto, è molto bella, almeno dal punto di vista estetico. Peccato solo che né il fabbricante, né gli importatori (questo marchio è attualmente importato dalla Bignami e dalla Prima Armi) diano indicazioni circa il suo passo di rigatura.

Dall’esito delle prove di tiro effettuate direi che esso è alquanto lungo (un 1/12 se non addirittura un 1/14); le palle match da 69 grani non vengono minimamente stabilizzate, arrivando sul bersaglio posto a soli 100 m già di traverso (le poche che riescono ad entrare in sagoma); le cose migliorano decisamente con le palle, sia match che caccia da 55 grs, ma le rosate ottenute non sono ancora ottimali.

Devo verificare il comportamento con le palle da 50 o 52 grs, con le quali sono certo si otterranno i migliori risultati.

D’altronde era lecito aspettarsi da una carabina destinata in via esclusiva alla caccia che la sua canna fosse ottimizzata per usare palle leggere e veloci, cioè quelle in grado di fornire le migliori prestazioni su selvaggina di piccola taglia.

Un comportamento simile lo avevo già osservato su una carabina Remington in calibro 22-250 di un amico. È molto precisa con palle da 52 grs, ma si comporta in maniera disastrosa con ogni peso diverso (alla faccia della versatilità d’impiego!).

Esaminiamo ora gli aspetti legati all’impiego pratico dell’arma.

Malgrado la leggerezza dell’arma, il comportamento allo sparo, complice il calibro, rimane comunque piacevole e facilmente gestibile; il rinculo è appena avvertibile ed una seduta di tiro di oltre 50 colpi consecutivi non comporta alcuna fastidiosa conseguenza per la spalla del tiratore.

Qualche problema, semmai, lo si ha nel trovare una corretta posizione di tiro dal bancone. Come vi ho detto la pala del calcio è molto corta (circa 35 cm) e, causa il dover posizionare l’ottica con le torrette dietro gli anelli, ci si viene a trovare con l’oculare posteriore troppo vicino all’occhio.

Questo in larga parte dipende dalla grossa e lunga ottica da me usata su quest’arma; se avessi montato un’ottica più compatta le cose sarebbero andate certamente meglio.

Per poter montare un’ottica con un oculare anteriore da 50 mm è stato necessario utilizzare degli anelli rialzati, ma in questo modo l’oculare posteriore risulta molto alto rispetto alla pala del calcio, la cui parte superiore è dritta e priva del benché minimo accenno di poggia guancia.

Quando si va in puntamento, quindi, ci si ritrova nell’impossibilità di poggiare il viso sulla pala del calcio e con lo stesso non troppo aderente alla spalla (altrimenti si rischia di non trovare il giusto punto focale).

Questi problemi influiscono sicuramente sulle prestazioni di tiro dell’arma, ma sto già cercando di risolverli applicando un pad alla calciatura in grado di allungarla di 3 cm e facendo realizzare un poggia guancia in sughero da applicare sulla pala.

Senza volersi complicare troppo la vita, credo che sarebbe sufficiente montare un’ottica con oculare da 40 mm e più corta per non avere i problemi da me riscontrati.

Come vi dicevo, le rosate realizzate non sono state, per il momento, entusiasmanti.

Ho fatto delle prove con delle cartucce Wolf con palla da 55 grs e con ricariche allestite con palle Sierra Match King da 69 e 55 grs Game King da 55 grs; per le palle leggere ho usato polvere Lovex 060/2, con dosi da 23,00 e 23,2 grs, mentre per le più pesanti ho usato la PFL 19 in dose da 22,6 grs.

I migliori risultati sono arrivati con le palle Match King da 55 grs, spinti dalla dose di polvere maggiore.

Stiamo parlando, comunque, di prestazioni nell’ordine dei 2 M.O.A., quindi, non certo sufficienti per ben figurare in gara.

Non mi resta che continuare gli esperimenti per cercare la ricarica giusta per quest’arma, che in parecchi mi dicono essere molto precisa; tenterò con palle da più leggere o, come suggeritomi dall’armiere, provando a sostituire le palle boat tail con palle spitzer.

Capirete dai risultati ottenuti in gara se gli esperimenti sono andati a buon fine.