UN’ALTERNATIVA ITALIANA


La Open Production rappresenta la categoria principe delle nostre gare, quella con il maggior numero di partecipanti e dove il livello della competizione ha raggiunto i picchi più elevati.

Le carabine che qui la fanno da padrone sono generalmente prodotte dai maggiori fabbricanti d’oltre oceano o nord europei.

Noi italiani, pur avendo una eccellente tradizione armiera, non siamo mai stati famosi per la produzione su larga scala di armi lunghe dedicate al tiro di precisione.

Questo almeno nella considerazione generale della maggior parte degli appassionati.

In realtà le eccezioni a questa regola generale ci sono e sono ben radicate in Val Trompia.

Quella che voglio qui presentarvi è una di queste eccezioni, ovvero un’ottima carabina da tiro made in Italy, prodotta da uno dei fabbricanti italiani che più si è dedicato alla realizzazione di canne rigate.

L’arma è una SABATTI, la modello Rover Custom in calibro 308 Winchester.

La Sabatti è una delle poche aziende al mondo che produce armi lunghe a canna rigata realizzando in casa ogni singola parte, dal calcio alla canna.

E le produce anche bene, visto che molti prestigiosi fabbricanti si avvalgono delle componenti realizzate dall’azienda gardonese.

L’esperienza di questa azienda nel settore delle canne rigate è davvero notevole; nella mia esperienza professionale bresciana ebbi modo di visitare il suo stabilimento e di constatare la sua qualità produttiva.

Pochi sanno forse che essa è da anni il fornitore delle canne monometriche del nostro Banco Nazionale di Prova e che i suoi otturatori sono gli stessi montati sulle specialistiche carabine della B.C.M. (almeno nei calibri tradizionali).

La carabina modello Rover Custom viene offerta ad un prezzo al pubblico di circa 1200 euro, quindi in linea con le produzioni più economiche made in U.S.A., e ben inferiore a quello di altre realizzazioni europee.

La ditta italiana, tuttavia, offre alla propria clientela un’arma ben più raffinata rispetto ad una di classe economica; basti pensare ai diversi allestimenti tra i quali la si può scegliere.

La carabina della Sabatti,infatti, è disponibile con tre diversi profili di canna, ovvero con diametro in volata da 17, 22 o 27 mm; la stessa, inoltre, può essere richiesta liscia o con scanalature di raffreddamento.

Anche per quanto riguarda l’azione, è possibile scegliere tra quella lunga o corta.

Si può, inoltre, optare per uno scatto diretto a 3 leve o per quello indiretto con stecher.

Una simile possibilità di personalizzare la propria arma la si può ottenere solo rivolgendosi a dei customizzatori, ma sono ben pochi i fabbricanti che la offrono su armi di serie, per giunta di fascia economica.

L’arma che abbiamo provato per voi è quella che ha scelto per se l’amico Tullio, che da buon nazionalista ha deciso di avvicinarsi al mondo del tiro di precisione affidandosi ad un prodotto italiano.

La carabina è con canna liscia con volata da 22 mm; può rappresentare un giusto compromesso tra le esigenze sportive e quelle venatorie.

Per l’azione si è optato per quella corta, che dovrebbe essere più rigida, mentre per lo scatto si è preferito, anche su consiglio dell’ing. Emanuele Sabatti, optare per quello diretto a tre leve.

La calciatura della carabina è in ottimo legno, con bedding realizzato in fabbrica; è presente un rialzo poggiaguancia molto ben sagomato, ma non regolabile.

L’impugnatura è a pistola “classica”; anche questo è un compromesso tra le esigenze sportive e quelle venatorie.

La base dell’astina è piatta, ma non particolarmente larga; anche in questo caso è stata scelta una soluzione di compromesso tra l’esigenza del tiratore che deve poggiare l’arma sul rest e quella del cacciatore che la deve imbracciare.

Sulla calciatura non sono presenti le magline per il fissaggio della cinghia di trasport

o, e questa appare una scelta strana, tenuto conto che la cinghia è un accessorio fondamentale per il cacciatore.

In assenza anche dei relativi supporti di aggancio delle magline, risulta impossibile dotare l’arma di un bipiede, a meno che non si voglia forare la calciatura e mettervi solo quello anteriore.

L’alimentazione è assicurata da un caricatore estraibile in metallo della capienza di 3 cartucce. Caratteristica di questo caricatore è la sua lunghezza; essa, infatti, è tale da poter alloggiare munizioni molto più lunghe di quelle di fabbrica.

Chiunque ricarica munizioni per il tiro di precisione sa bene, infatti, che il segreto di una buona cartuccia sta nella sua lunghezza, che deve essere tale da portare quasi a zero il free-bore della canna. Una cartuccia 308 di fabbrica (ovvero, a norma C.I.P.) deve essere lunga circa 68 mm, mentre con le ricariche ci si attesta di solito sui 72/73 mm. Normalmente, quindi, non è possibile inserire cartucce ricaricate in un caricatore, perchè non vi entrano, o se lo fanno, tendono ad incepparsi.

Con questa carabina, invece, non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad inserire nel caricatore cartucce lunghe 72,3 mm, ma avremmo potuto spingerci anche oltre perchè di spazio disponibile ve ne era ancora.

Come si addice ad una buona canna da tiro, tuttavia, lo spazio disponibile per alloggiare la palla, tra la fine della camera di cartuccia e l’imbocco della rigatura è poco, in quanto con cartucce lunghe 72,2 mm assemblate con palle da 168 grs, l’otturatore già forza in chiusura, segno evidente che il corpo cilindrico della palla è arrivato a contatto con il throat (ovvero l’inizio della rigatura).

L’arma è priva di organi di mira metallici. Per il montaggio dell’ottica è necessario dotarla di slitte per l’attacco degli anelli, che non vengono fornite.

Il fabbricante, tuttavia, ha avuto l’accortezza di usare lo stesso interasse dei fori e lo stesso filetto delle vitine presente su tutte le carabine Remington, così che, sul mercato, è possibile reperire tutta la vasta gamma di prodotti dedicati alle carabine statunitensi.

Unica cosa della quale, tuttavia, non si è tenuto conto, è che un’arma di questo livello può trovare la sua destinazione sportiva anche nel tiro sulle lunghe distanze, per il quale, specie con il calibro 308 win., è necessario montare una slitta inclinata, indispensabile per compensare la caduta del proiettile (il solo alzo del reticolo dell’ottica potrebbe non essere sufficiente quando si vuole andare ad attingere il bersaglio posto alle 1000 yards).

Purtroppo, forse in quanto quest’arma da noi provata ha l’azione corta, la distanza tra i fori anteriori e quelli posteriori non coincide con le misure Remington e, pertanto, non si possono usare le basi realizzate per quelle armi.

Da quanto ci risulta non esiste una base inclinata dedicata a quest’arma.

Il problema, comunque, è facilmente risolvibile acquistando una basetta dedicata ai fucili Remington per poi rifargli i fori anteriori.

Noi abbiamo fatto così. E’ stato sufficiente disporre di un calibro, di un trapano a colonna e di qualche minuto di pazienza per adattare una basetta Remington a questa carabina.

Sull’arma è stata montata una monumentale ottica Swarovsky 5-30×50, con reticolo cross fine illuminato.

In questa configurazione il peso complessivo dell’arma è di 5420 gr.; anche qui si tratta di una situazione di compromesso. E’ un po’ leggerina per essere una carabina da tiro, ma troppo pesante come arma da caccia, ma giustamente, la canna scelta è quella media, quindi, né leggera, né pesante.

Alla prova sul campo l’arma ha confermato tutte le più rosee aspettative.

La prima considerazione la merita lo scatto: a dir poco eccezionale.

Cortissima la precorsa, netto e pulito lo sgancio, leggero ma sempre ben controllabile, anche da tiratori non troppo abituati a scatti match.

Dopo il rodaggio iniziale (nessuno sa bene se sia veramente utile, ma nel dubbio è meglio farlo), condotto con cartucce di fascia economica, siamo passati subito a provarlo con delle ricariche.

Per il primo approccio abbiamo allestito diverse ricariche, usando polvere PFL 18 in vari dosaggi, bossoli Sellier & Bellot, inneschi CCI, palle Sierra Match King da 168 e 175, sparando sulla distanza dei 100 e 200 m.

Con tutte le varie ricariche provate i risultati sono sempre stati ottimi, con rosate di 5 colpi nell’ordine di 1/3 di M.O.A. .

A dispetto del passo di rigatura abbastanza lungo (si tratta di un classico 1/12) l’arma ha mostrato di gradire molto anche le palle più pesanti, con le quali abbiamo ottenuto le rosate migliori.

Con la cartuccia allestita con le palle da 175 grs, spinte da 39,4 grs di PFL 18, lunghe 72,2, abbiamo ottenuto rosate da 10 mm a 100 m.

Come ogni buona arme destinata all’attività sportiva, la carabina oggetto della nostra prova ha evidenziato la tendenza a dare il meglio di se, in termini di rosata, a canna calda. Tenete conto del fatto che, comunque, tutte le sedute di tiro da noi effettuate si sono svolte in fredde mattinate di gennaio (anche se il clima di Roma non è mai estremamente rigido), per cui il concetto di “calda” è relativo.

Ad ogni modo, le nostre prove si sono sempre articolate in sedute di almeno 50 colpi consecutivi e, ciò nonostante, l’arma non ha mai dato luogo a fenomeni di “migrazione termica” della rosata, realizzando, anzi, i migliori raggruppamenti alla 3^ o 4^ serie da 5 colpi.

Probabilmente in una calda giornata estiva il rendimento potrebbe non essere lo stesso, ma anche a gennaio non sono molte le armi, specie se di classe “economica” che riescono a mantenere così bene la rosata a canna calda.

Considerando, inoltre, che le prove alla ricerca della ricarica migliore sono appena iniziate e che la canna è ancora troppo nuova per poter dare il meglio di se, direi che quest’anno l’amico Tullio potrà togliersi delle belle soddisfazioni in gara (sempre che la “pompa” lo assista adeguatamente).