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UN M16 MADE IN ITALY
vlcsnap-2013-08-26-20h58m44s159Il fucile d’assalto automatico COLT AR-15, adottato dall’esercito U.S.A. con la denominazione ormai famosissima di M-16, è senza dubbio l’arma più conosciuta al mondo, ma forse questo primato lo deve condividere con il suo rivale sovietico AK-47. Quello per cui, invece, surclassa di gran lunga l’arma dell’Est, è nei cloni che ne sono stati realizzati da quando la casa madre ha visto scadere il suo brevetto industriale.
L’M16 è stato adottato da numerosissimi eserciti, così come sono molti i fabbricanti che lo realizzano, sia nella sua versione militare in full-auto, che in configurazione civile.
Tra le tante realizzazioni di questa affascinante arma, oggi se ne aggiunge un’altra e, questa volta, orgogliosamente italiana.

Ad onor di cronaca, nel nostro Paese qualche altro fabbricante si è già cimentato nella realizzazione di M16, ma più che altro si tratta di armi che vengono solo assemblate in Italia, utilizzando però componentistica realizzata all’estero.

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Quella di cui, invece, andiamo a parlare oggi, è un’arma che potremmo definire veramente “made in Italy”, ed a realizzarla è l’estroso e geniale Leonardo Penna, ovvero l’inventore del 7 mm Penna, cioè la munizione per arma corta tra le più prestanti al mondo.
Leonardo Penna aveva messo in mostra le sue potenzialità di inventore con la sua precedente azienda, la “QS Progetto Meccanica”, con la quale aveva prodotto delle originali armi corte, realizzate intorno alla munizione di sua creazione o ad altri originali progetti, quali le canne con rigatura a “passo 0”.
Dopo una breve pausa di riflessione, l’industriale di Lecco torna a produrre armi con un nuovo marchio, il “7 Penna Weapon System”, con lo stabilimento ubicato a Bulciago (Lecco), in via S. Agostino n.9. Per questa sua nuova avventura industriale, il buon Leonardo ha deciso di mettere per un attimo da parte la sua originaria passione per le armi corte e di dare sfogo alla sua creatività cimentandosi, appunto, nella produzione di un classico dell’arma lunga, l’M-16 appunto. Qualcuno potrà obiettare che nel progettare e realizzare un clone M-16 non c’è nulla di creativo, trattandosi di un’arma che non ha più segreti per nessuno e per la quale sul mercato sono disponibili tutti i pezzi. L’idea di Penna, però, è quella di creare una piattaforma d’arma sulla quale sviluppare e proporre nuovi calibri, tra i quali non mancherà, ovviamente, un 7 mm.
Per far conoscere ed apprezzare le proprie realizzazioni al pubblico, il fabbricante italiano ha però saggiamente deciso di iniziare la sua attività con il calibro classico dell’arma, ossia il 223 Remington.

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L’arma prodotta dalla “7P.W.S.”, con la denominazione M7, è realizzata quasi interamente nelle officine dell’azienda italiana, ad eccezione delle canne, che sono acquistate dalla LUVO (azienda specialistica della Repubblica Ceca) e dei calci. Al buon Penna non manca l’esperienza e la tecnologia per produrre anche le canne, ma ha preferito, trattandosi in questo caso di armi lunghe, affidarsi all’esperienza di uno specialista.
Le due componenti del fusto (Upper e Lower Recever) sono realizzate macchinando dal pieno un massello di lega leggera, come nella migliore tradizione per queste armi (mentre, invece, nelle produzioni cinesi ed altre minori, queste parti sono microfuse). I fusti sono realizzati con moderni centri a controllo numerico a 5 assi e vantano delle tolleranze molto contenute; avere tolleranze minime non è sinonimo di affidabilità per armi destinate all’impiego bellico, ma diventa di fondamentale importanza quando si vuol spremere il massimo della precisione da un’arma lunga.
Tutta l’arma, comunque, è “Mil-Spec”, risponde, cioè, alle specifiche militari NATO: questo fa sì che tutte le sue componenti siano intercambiabili con quelle progettate per la piattaforma M-16.

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Per le canne l’azienda di Lecco propone, per questa prima fase della produzione, tre diverse misure, tutte abbastanza corte:13,3 – 14,5 e la classica 16 pollici. A breve verrà posta in produzione anche la versione da tiro, munita di canna pesante cromata da 20’ o 24’. Il passo di rigatura prescelto è quello tipicamente militare, ossia 1/7. Si tratta di un twist abbastanza estremo per questo calibro, che in campo militare si rende necessario per stabilizzare le lunghe palle traccianti, ma che potrebbe però sembrare eccessivo per usi civili. Bisogna sapere, comunque, che il comportamento delle canne delle armi semiautomatiche differisce molto rispetto ad un bolt action, probabilmente a causa della presenza del foro presa gas, per cui anche i pesi di palla con cui lavorano bene queste canne sono diversi. Questa mia affermazione si basa sull’esperienza personale maturata sulle canne in 223 Rem. del Savage Palma Match e dello Smith & Wesson MP-15; entrambe usano un passo 1/9, ma mentre quella del bolt action lavora benissimo con palle da 69 e 77 grs, quella del semiauto non tollera pesi superiori ai 63 grs. Avere, quindi, un twist così corto potrà garantire un ottimo rendimento con palle pesanti, che nel tiro di precisione sono sempre da preferire a quelle leggere. In un futuro prossimo, il fabbricante sta valutando di utilizzare anche canne prodotte dalla Sabatti, che sta mettendo a punto dei prodotti di II^ generazione appositamente progettati per l’impiego sulla piattaforma AR-15. Con l’uso delle canne gardonesi si potrà avere un’arma 100% made in Italy.
Leonardo Penna promette meraviglie con l’introduzione del nuovo calibro di sua invenzione, il 7×44 mm Penna, al quale dovrebbe seguire anche il 7 mm Kurz. In attesa della loro messa in produzione, intanto godiamoci il classico 223.

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Molta cura, in queste realizzazioni, è stata posta anche nella finitura esterna, realizzata con il procedimento della anodizzazione, quindi, particolarmente profonda e resistente.
Poiché armi di questo genere in campo civile vengono usate prevalentemente per il tiro sportivo, dinamico e di precisione, Leonardo Penna ha pensato bene di eliminare il classico “tiretto” di armamento dell’AR-15, scomodo da usare se sull’arma si monta un’ottica o nell’uso dinamico, sostituendolo con un comodo “manettino” montato direttamente sul lato destro del porta otturatore, inclinato di 15°. Il manettino è avvitato sul porta otturatore, in modo da poterlo facilmente rimuovere quando si deve smontare l’arma; per evitarne lo svitamento durante le sessioni di tiro, sulla filettatura del manettino è stata ricavata la sede per alloggiare un “o-ring”.
L’astina copri canna è anch’essa in lega, provvista di 4 rail, che consentiranno il montaggio di numerosi accessori.

Il fusto è colorato con un bel blu profondo; la colorazione è ottenuta con un processo di anodizzazione a 50 micron, che garantisce una eccezionale tenacità della finitura. I fusti subiscono altri trattamenti finalizzati ad assicurare una maggiore resistenza al calore, all’attrito e, quindi, scorrevolezza dei metalli. D’ altronde, Leonardo Penna aveva già avviato vari studi sui trattamenti superficiali dei metalli delle armi quando si occupava di pistole ed oggi continua a mettere a frutto quell’ esperienza, trasferendola sulle armi lunghe.
Per il calcio si è optato per il classico “collassabile” della versione M-4, molto bello esteticamente e che conferisce all’ arma un look molto tattico. Purtroppo non è il massimo per chi voglia usare l’arma per fare tiro di precisione, in quanto è un po’ troppo corto e ballerino. Sarebbe auspicabile che almeno sulla versione da tiro venga usato un calcio fisso o più stabile.

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Queste armi potranno essere acquistate direttamente tramite il fabbricante ad un prezzo di 1730 euro. Si tratta di un valore d’acquisto che è certamente superiore a quello delle realizzazioni simili più economiche oggi presenti sul mercato, ma decisamente concorrenziale rispetto alle armi simili prodotte dai vari gunsmith o da piccole aziende.

Per quanto riguarda l’affidabilità, il costruttore ha eseguito prove molto intensive prima di porre sul mercato i suoi prodotti, ottenendo riscontri decisamente positivi. Per coloro, quindi, che intendano usare quest’arma per fare del tiro ludico o del dinamico sportivo, il prodotto della 7PWS può rappresentare un’alternativa molto invitante.

Prove sulla precisione a lunga distanza non ce ne sono, ma anche per questo tipo d’impiego, in attesa della versione appositamente dedicata, il modello con canna da 16’ dovrebbe poter offrire ottime prestazioni, tenendo conto delle ridotte tolleranze costruttive e dell’impiego di canne di ottima qualità.

Da appassionati di armi lunghe, ringraziamo, quindi, Leonardo Penna per aver voluto dedicare la sua genialità anche al nostro settore, offrendoci un prodotto di cui il nostro Paese può essere orgoglioso.